Visualizzazione post con etichetta sport coaching. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sport coaching. Mostra tutti i post

martedì 17 aprile 2007

qualcosa di incredibile!


Cari lettori, il post di questa mattina racconta qualcosa di veramente incredibile...
partita di calcio di campionato Allievi: i ragazzi della squadra avversaria erano molto agitati, nervosi, era palese che qualcosa non funzionava! Bestemmie...
Con i nostri ragazzi , che sono semplicemente eccezionali!, abbiamo retto alla grande questa situazione, restando fermi nella nostra, permettetemelo..., superiorità di atteggiamento e comportamento.
I ragazzi della squadra avversaria, iniziano ad insultarsi tra loro ma soprattutto a lanciare insulti al loro allenatore. Una situazione incredibilmente penosa! Il loro allenatore non ha fatto niente, non ha parlato, non ha fatto cambi... niente di niente... eppure i ragazzi si stavano sempre più agitando. Gli hanno perfino detto che era un imbecille e scemo!!! Veramente, in quel momento mi son venuti molti dubbi... ho anche pensato: chissà, magari il loro allenatore non reagisce perchè sà che questo è il modo migliore per placare la situazione...
Ad un certo punto, a gioco fermo, e ripeto a gioco fermo, un loro giovane calciatore si è girato di scatto verso un nostro ragazzo... gli ha dato un calcio micidiale su un ginocchio! Roba da matti! L'arbitro l'ha cacciato, come è normale che sia.
Vediamo il retroscena: questo ragazzo aveva sospeso gli allenamenti per 4 mesi e appena tornato ha giocato da titolare... i suoi compagni erano nervosi per questo (ho avuto modo di parlare con loro e chiarire questa situazione, che sinceramente li aveva lasciati perplessi... dovevate vedere le loro espressioni).
Domanda: è giusto l'atteggiamento di quell'allenatore?
Personalmente, sto aspettando il verdetto della Federazione sulle giornate di squalifica al ragazzo, e mi auguro che sia una punizione esemplare... Quell'allenatore lo manderei a ballare la paranza... in latitanza però! come dice Silvestri.
Buona giornata a tutti!

venerdì 13 aprile 2007

schiacciati come sandwich!



Qualche giorno fa, in un breve ritaglio di tempo, sono andata a vedermi una partita di calcio, categoria giovanissimi.
Sappiamo quanto sia importante la figura dell'allenatore come guida e leader che fa crescere un gruppo, e quanto sia determinante per il raggiungimento dei risultati prefissati il suo stile comunicativo. In partita si deve parlare o no? Sembra essere questo uno dei più grossi dilemmi, che vede il confronto di opinioni diverse... Ma quello che è successo in questa partita che ho visto ha del meraviglioso! Un allenatore che urlava con la bava alla bocca (è un po' forte il termine? però era così!), un guardialinee che faceva la stessa cosa, aggiungendo, di tanto in tanto, qualche parolaccia, ed un tifoso genitore che, dalla tribuna, faceva l'allenatore in seconda... suggerendo i suoi utili consigli tattici e camminando su è giù per le gradinate.
Il bello (oh! è un termine provocatorio!!!) della situazione è che ognuno dei tre simil-leader diceva cose assolutamente diverse tra loro. Devo dirvi la verità: sono stata tentata dal registrare tutto con il telefonino... prima o poi lo farò! Comunque, in quel preciso momento ho pensato: certo che questi ragazzi devono sentirsi come schiacciati in un sandwich!

mercoledì 4 aprile 2007

cartellino ROSSO


Cari lettori, questa mattina vi racconto una storia (di quelle vere!).
C'è una partita di calcio disputata e vinta... ci sono i ragazzi che stanchi e felici ritornano nello spogliatoio... c'è un allenatore con il volto scuro, arrabbiato, gestualità chiusa. In un primo momento, resta in silenzio, un silenzio pesante, e poi sgrida i ragazzi per aver commesso errori di gioco. I ragazzi passano dalla felicità allo sconforto.
Mi chiedo: era giusto affrontare il discorso "errori tecnici" in quel momento? Era giusto modificare in negativo lo stato d'animo dei ragazzi proprio in quel momento?
Se fossi un arbitro... darei il cartellino rosso!
Vi auguro una splendida giornata con la possibilità di vivere in libertà i momenti di felicità!

venerdì 23 marzo 2007

scaricabarile e le responsabilità



Questa mattina vi posto una "storia" vera, successa qualche giorno fa. Mi asterrò dal fare commenti... la mia provocazione in qualche modo l'ho già fatta con l'immagine inserita qui alla sinistra.
Le Istituzioni locali del calcio convocano una riunione urgente e straordinaria con le varie società di calcio. Tema da trattare: la violenza assurda che in questo momento sta toccando la nostra amatissima sfera bianco/nera (almeno questi i colori del pallone tradizionale!).
Poche le persone intevenute, molto lo sconcerto delle Istituzioni su quanto si sta verificando. Ahimé! Nelle Marche sembra si sia messo in moto un movimento stupido verso gli arbitri.
Inizia la discussione, i relatori dicono la loro, si soffermano sulla responsabilità che hanno tutti i soggetti che mettono piede in una società di calcio.
A questo punto, a noi partecipanti/spettatori la parola. Nessuno interviene, ed uno dei relatori sollecita me.
Il mio intervento: "Credo che le responsabilità siano divise in parti uguali tra tutti i componenti di una società di calcio: presidenti, dirigenti, custodi, allenatori, genitori. I ragazzi ci imitano, quindi una nostra parola, un nostro gesto, un'epsressione, un modo di dialogare e approcciare ad una gara diventano determinanti. Ci sono un'infinità di cose che ognuno di noi può fare e attuare sin da subito per trasmettere messaggi più coerenti e portatori di valori più alti. Per esempio, e questa è una delle ultime situazioni viste e vissute, è coerente in ambito sportivo che un allenatore del settore giovanile fumi in panchina? Esiste o no la regola per cui è vietato fumare in panchina? Perchè certi comportamenti vengono dati per scontati, già appartenenti ad un modello comportamentale consolidato, tanto che gli arbitri sorvolano su questo?"
risposta di un esponente del mondo arbitrale: " fossero tutti così i nostri problemi!"
intervento di un dirigente: "il problema è che non ci sono presidenti adatti a svolgere questo compito. Tutto dipende dal vertice, ed è il presidente che deve vigilare."
intervento di un allenatore: "la colpa è degli arbitri... vorrei sapere come vengono designati!"
intervento di un allenatore DONNA: " sono mamma e capisco i ragazzi... sono una fumatrice e fumo anche in panchina. Questo non costituisce un problema, i veri problemi sono altri, per esempio i ragazzi che dicono parolacce, e non le nostre sigarette!" APPLAUSO DI 5 ALLENATORI, sicuramente fumatori, sicuramente fumatori in panchina, sicuramente a contatto con il settore giovanile, sicuramente... ...

lunedì 19 marzo 2007

le 4 S dell'istruttore


Oggi, agli istruttori vengono richieste 4 S.
Vediamole:

1 SAPER ESSERE: coerenza 2 SAPERE: competenza 3 SAPER FARE: abilità personale (tecnica e tattica) 4 SAPER FAR SAPERE utilizzo del giusto stile comunicativo.

Il SAPER ESSERE è un concetto che viene ricondotto alla sfera della leadership. Negli articoli precedenti, abbiamo sottolineato il vero senso del leader. Leader è chi dà l’esempio, chi sa gestire le proprie emozioni, chi sa far emergere le potenzialità di chi guida, chi resta coerente, nell’atteggiamento mentale e comportamentale) con la propria scala valori. Essere coerenti significa avere una chiara visione di se stessi e degli altri; aver stabilito la propria missione ed i propri obiettivi in relazione agli atleti che si guidano.

Il SAPERE, diventa determinante in ogni nostra attività, a maggior ragione quando per attività si intende l’insegnamento. Credo sia impossibile insegnare agli altri qualcosa che si ignora… non siete d’accordo?
La formazione continua e aggiornata dovrebbe essere uno dei principali obiettivi dell’allenatore.

SAPER FARE: ammettiamo di essere un istruttore di basket e di non saper fare la “presa” della palla… va bene che c’è un detto che recita più o meno “chi non sa fare, insegna”, ma personalmente lo trovo impossibile. L’istruttore si trova spesso, e in una buona seduta di allenamento lo dovrebbe sempre fare, a far vedere ai ragazzi l’esercizio, il tiro, il singolo gesto tecnico. Se dimostra per primo di non possedere queste abilità, la relazione che cerca di instaurare con il gruppo accusa un vero scossone ed i ragazzi avranno poca fiducia nei suoi confronti.

Possiamo essere coerenti, competenti e abili ma se non sappiamo comunicare, trasmettere, tutte le informazioni che possediamo agli altri, il nostro lavoro di istruttori sarà vano.
Oggi, più che mai, nel mondo dello sport si parla di “comunicazione” dell’allenatore, ed in effetti il ponte di collegamento tra l’insegnamento e l’apprendimento è proprio la comunicazione.
Pensate, allora, quanto immenso può essere il potere della comunicazione.
SAPER FAR SAPERE implica l’utilizzo del giusto stile comunicativo. La comunicazione è una vera e propria azione, che come tale produce delle conseguenze, l’importante è che le sue conseguenze siano positive.

giovedì 15 marzo 2007

per quella palla in rete... cosa non farei!


Secondo voi, cosa sono disposti a fare alcuni allenatori di calcio per vedere quella palla in rete? Attenzione... sto parlando di settori giovanili.
Vi chiedo, in una partita amichevole, ci si può porre come unico obiettivo quello di fare risultato?
Per raggiungere questo obiettivo...
...si può trascurare la tecnica calcistica adottata dal ragazzo?
...si può urlare dalla panchina "punta dritto alla porta", senza vedere che la posizione del ragazzo non è quella ottimale?
...si può trascurare il fatto che invece di una partita di calcio è diventata una partita di pallavolo (perchè la palla sta sempre in alto)?
...si può dimenticare quello che veramente dobbiamo insegnare ai ragazzi?
...si può?

lunedì 12 marzo 2007

Alex Zanardi: le motivazioni


Abbiamo già accennato al tema delle "motivazioni" ed alla loro natura esclusivamente emozionale. La motivazione dipende dal nostro fisico e dalle condizioni oggettive che viviamo o dipende dalla nostra mente e da come interpretiamo ciò che ci accade? La risposta è in questo video di Alex Zanardi: un vero esempio di come il cuore può spingere oltre ogni limite.
Credo che la sua storia sia conosciuta da tutti... sapete qual'è stata la sua prima dichiarazione dopo il terribile incidente? "Quando mi svegliato ho pensato alla parte di me che era rimasta e non a quella andata persa".
Nel video, osservate il suo volto, le sue espressioni, la luminosità degli occhi quando parla del suo sport... dopo l'incidente non è cambiato nulla! Una grande lezione sulla MOTIVAZIONE!

venerdì 9 marzo 2007

sport coaching: le motivazioni



In questi giorni sono stata letteralmente assorbita nella preparazione di un seminario sulle motivazioni nello sport. ... una bellissima platea composta da 800 ragazzi... Come tutti i miei interventi, ho cercato di rendere "speciale" questo momento. E' un'esperienza che desidero condividere con tutti voi, perchè parliamo di un tema determinante in ogni contesto della nostra vita: le motivazioni.


In questo post, vorrei trasmettervi il segreto di un'apertura ottimale per stabilire un contatto con una platea tanto vasta. L'argomento da trattare erano le motivazioni. Cos'è la motivazione? Il termine, composto da motivo ed azione, sta ad indicare quella forte spinta interna, quella passione, quella emozione e propulsione positiva che proviamo immaginando l'obiettivo che vogliamo raggiungere. La motivazione è quindi esclusivamente di natura emozionale, se intendiamo motivare noi stessi o gli altri dobbiamo far leva sulle emozioni.


Avere la giusta motivazione significa essere nello stato d'animo ottimale, produttivo.


Quando sono arrivata al seminario, i ragazzi erano un po' assonnati... ed ognuno sicuramente immerso nei propri pensieri, positivi o negativi. Si può parlare di motivazioni così... a freddo? NO! C'era bisogno di instaurare un clima positivo, di apertura, di divertimento, di passione, di vicinanza... Ecco, allora, in questo video, la mia apertura. A voi immaginare l'effetto che ha fatto!

lunedì 5 marzo 2007

l'allenatore pilota...



Ieri ho assistito ad una partita di "giovanissimi"... Sapete ormai che la mia attenzione si rivolge a tutto tranne che al risultato finale. Certo, una vittoria è importante e tutti ci tengono... è un forte stimolo ad andare avanti, solleva il morale... però c'è un dato di fatto: la vittoria non si allena, mentre tutto il resto si! Comunque, senza voler aprire questo discorso, sicuramente da approfondire in seguito, nella partita di ieri ho osservato in prevalenza il comportamento dell'allenatore. L'allenatore pilota, così lo definisco. Ha pilotato, nel vero senso della parola, per tutta la partita i ragazzi, come se tenesse in mano un telecomando! I risvolti potete immaginarli... così, tanto per riflettere, cosa provereste voi se qualcuno vi dicesse costantemente cosa dovete fare, come dovete muovervi, cosa dovete pensare?
Vi auguro una settimana senza piloti a seguito!

sabato 3 marzo 2007

I belive I can fly


Dedicato a tutti gli sportivi che domani si impegnano in una gara: I Belive I can... la differenza la fa il credere in se stessi!

mercoledì 28 febbraio 2007

post 2: il coach sportivo all'interno della società


All'interno di una società sportiva, come coach sportivo, lavoro a stretto contatto con l'allenatore ed i giocatori, di qualsiasi categoria e fascia d'età. In questo caso, potete capire come la figura del coach sportivo sia inserita nel "campo" e non nello staff medico. Ci sono infatti differenze sostanziali tra il psicopedagogista, psicologo dello sport ed il coach sportivo. In primo luogo, non mi occupo di patologie o disturbi che devono essere curati con la medicina, la competenza, in questi casi, è delle prime due figure. Il coaching è un processo motivazionale, non una terapia.
Mental training, focalizzazione su obiettivi, miglioramento della performance, identificazione dei valori, sono punti centrali che affronto con i giocatori. Ogni intervento varia comunque in base ai singoli soggetti ed alla loro età.
Con l'allenatore si crea un rapporto stretto di collaborazione, ognuno nel proprio ambito di competenza. Agli allenatori fornisco anche stimoli per una comunicazione di qualità con i loro allievi. E qui facciamo riferimento alla comunicazione interpersonale, cioè alla comunicazione tra più interlocutori.
"Coach", in inglese significa "carrozza", ed ecco svelta la mia funzione: fare da "mezzo" per raggiungere i risultati desiderati, per trasportare da uno stato presente (iniziale) a quello futuro (desiderato).
Nei prossimi post troverete altre informazioni importanti su come lavoro, sulla Pnl e su come è una mia giornata tipo.
Se avete curiosità, suggerimenti, domande e idee, contattatemi... sarò felice di rispondervi!

martedì 27 febbraio 2007

post 1: chi è il coach sportivo


Cari lettori, dalle tante mail ricevute, è emersa una sana curiosità sul ruolo del coach sportivo in ambito calcistico. E' per questo che cercherò di fornire alcune indicazioni in più con vari post.
Il coach sportivo, a supporto delle società sportive in genere, è nato dagli anni '70. Allora, viene da chiedersi: come mai non ne abbiamo mai sentito parlare? La risposta è abbastanza semplice: questa figura si è tenuta sempre nascosta, per una società sportiva era quasi un segreto avere qualcuno che provvedesse alla preparazione mentale degli sportivi. Oggi, per fortuna, non è più così, ed anche in Italia, si è capito quanto sia determinante la preparazione mentale nella prestazione sportiva.
L'allenamento del sistema mente-corpo, emozioni dell'atleta, viene definito Mental Training. La British Psychological Society, nel 2004, ha condotto una ricerca volta a definire l'incidenza della preparazione mentale nelle prestazioni sportive. Il risultato? Una buona preparazione mentale contribuisce ad elevare la performance fino al 57%.

lunedì 26 febbraio 2007

come capire il grado di comunicazione


Nel post del 23 febbraio, abbiamo affrontato il tema di "ascoltare... ma cosa?". Se non l'hai ancora letto, ti consiglio di farlo, così potrai seguire con più facilità questo post.

Ritorniamo all'esempio fatto: un nostro ragazzo ci dice "Mister, questa partita la perderemo". Con questa affermazione, il ragazzo può voler comunicare (ecco i 4 gradi) il fatto in sè, un significato (è la nostra squadra che perderà la partita), le emozioni (ho paura di giocare), o la sua intenzione (non voglio giocare).

Certo è, che dobbiamo capire la sua comunicazione e comprendere il messaggio sulla base non di una nostra libera interpretazione ma sul senso attribuito dal ragazzo a quel messaggio.

Ascoltare e capire, significa allora cercare di entrare in empatia con il ragazzo. Lo possiamo fare domandando, per esempio, hai detto...? ho capito bene? perchè? come? Cosa significa per te perdere una partita? come ti fa sentire questa situazione? Mi sembra che tu ti senta impaurito... perplesso... Cosa vuoi che accada? come posso aiutarti in questa situazione?

Con queste domande, che certamente devono essere sincere, volte cioè a voler capire veramente il messaggio del ragazzo, riusciremo a comprendere e definire ciò che il ragazzo vuole ottenere. Forse voleva ottenere un maggior dialogo, forse voleva sentirsi confortato, forse voleva attenzione.
Vi auguro una settimana emozionante!

venerdì 23 febbraio 2007

ascoltare... ma cosa?


Se vogliamo instaurare una comunicazione efficace con i nostri interlocutori, abbiamo capito che bisogna prestare più attenzione nell'ascoltare che non nel parlare. La funzione primaria dell'ascolto è quella di ricevere un feedback, di avere una chiara conoscenza dell'altro. Per un allenatore, l'altro è ovviamente il suo gruppo, la sua squadra.
Ma cosa dobbiamo ascoltare? Semplicemente le parole che ci vengono dette? No! Sarebbe riduttivo ed il processo di comunicazione sarebbe vanificato. Premesso che ognuno di noi comunica con 3 livelli, il verbale, il para verbale ed il non verbale, nel momento in cui viene detta una frase (o parola) si toccano 4 gradi di comunicazione: 1. si comunica dei FATTI; 2. si comunica dei SIGNIFICATI; 3. si comunicano EMOZIONI o stati d'animo; 4. si comunica delle INTENZIONI.
Facciamo un esempio concreto ed anche estremo. Siete un allenatore ed un vostro ragazzo vi dice: "Mister, questa partita la perderemo". A secondo del modo in cui viene comunicata questa frase può significare: 1. il fatto in sé, il dato; 2. è la nostra squadra che perderà la partita; 3. paura; 4. aiuto! non voglio giocare.
A questo punto, cosa è importante fare? Capire quale significato e quale comunicazione indiretta il ragazzo vuol farci passare. Abbiamo infatti visto che i 4 gradi di comunicazione sono tra di loro diversi, e capito il grado utilizzato dal ragazzo dovremo dare la giusta risposta.
Nei prossimi post vedremo insieme come capire il livello/grado utilizzato dall'interlocutore.
Vi auguro una giornata di "ascolto attivo"!

giovedì 22 febbraio 2007

ascoltare


Molti di noi, sono portati a parlare, parlare, parlare... per farsi capire, per essere protagonisti, per essere presenti. Eppure, la regola per una comunicazione efficace è: ascoltare. Se non conosciamo l'altro, il nostro interlocutore, la sua modalità di pensiero e di interpretazione degli eventi, come possiamo pensare di essere capiti? Facciamo un esempio: mi trovo al bar per un caffè. Vedo una persona interessante e inizio un dialogo: mi chiamo..., sono..., mi interesso di..., abito... ecc. ecc. Continuo a parlare per far sì che questa persona in poco tempo mi conosca, mi capisca... Ad un certo punto, mi dice: sorry, I speak English! ... ...
In cosa ho sbagliato? Non ho ascoltato. E questo è un grave gap, perchè mi sono precluso la strada del dialogo empatico, dove ci si mette in sintonia, dove si condivide il messaggio.
Uno dei problemi maggiori, è quando si pensa di sapere già la risposta, quindi c'è un rifiuto a priori dell'ascolto. Mi è capitato di sentir dire ad un allenatore: "ma che vuoi parlare con quel ragazzo... è fatto così! non gli interessa il calcio..."
Ma siamo proprio sicuri che le risposte su gli altri le abbiamo noi?
Nel post di domani vedremo cosa c'è da ascoltare del nostro interlocutore.

mercoledì 21 febbraio 2007

"come"


Tratto dal mio libro "Creare e gestire un team sportivo di successo - come fare!"

Ogni allenatore ha il proprio decalogo di comportamento che contrappone l’allenatore “vincente” all’allenatore “formatore”.
Il primo è visto in negativo perché è quel tipo di Mister che punta dritto solo alla vittoria, calpestando i diritti e le libertà di espressione dei piccoli, che vengono guidati come robot.
Permettimi una provocazione: premesso che sono pienamente d’accordo con il concetto che si vuol trasmettere, e faccio riferimento al rispetto dei piccoli, ma il termine “vincente” non è sbagliato per definire uno stile comportamentale errato?
Tra “formatore” e “vincente” qual è il termine che ti cattura di più?
Poi mi sono chiesta: “come mai ancora siamo fermi a dire devi essere così?... come mai ancora puntiamo l’attenzione su ciò che dobbiamo dire e non su come lo dobbiamo dire?...
All’allenatore viene detto: devi essere un formatore, devi saper comunicare con il gruppo, devi saper modulare la voce, devi catturare l’attenzione di chi ti ascolta…
Ai dirigenti vengono richieste competenze di gestione sempre più innovative, una capacità di organizzazione che esula dalla semplice voglia di fare ma necessita di conoscenze manageriali.
Sapere la normativa sportiva è indispensabile per la gestione della scuola calcio, ma poi occorrono strumenti di direzione aziendale, capacità di gestire un gruppo, di motivarlo e coinvolgerlo nel raggiungimento dei traguardi prefissati.

Abbiamo capito che “dobbiamo essere così”. Ma se “così” non lo siamo o per esserlo dobbiamo migliorare… “come” possiamo fare?
È il “come” che a noi interessa: come posso capire gli altri, come posso guidare un gruppo, come posso trasmettere le mie conoscenze, come posso organizzare strategicamente il mio lavoro, come posso modulare la mia voce, come posso catturare l’attenzione degli altri…
Il mio obiettivo è proprio questo: suggerire le regole per “come essere” e “come fare”.
maggiori informazioni su www.comunicaree.com

martedì 20 febbraio 2007

allenamento mentale



Nella trasmissione di domenica sera di "Che tempo che fa", condotta da Fabio Fazio, era ospite Alex Del Piero. Ha raccontato diverse cose, esperienze, ecc. C'è un particolare che non può essere sfuggito agli esperti di comunicazione e pnl: il racconto dell'allenamento mentale. Certo, Alex non ha usato questo termine, ma vorrei farvi notare come la preparazione mentale sia assolutamente efficace per raggiungere risultati. Cosa faceva Alex da piccolo? Ha raccontato, divertendo tutto il pubblico, di posizionare un divano al centro della stanza, e dietro una sedia che aveva la funzione di fare da porta. Alex si sistemava davanti al divano e, con una palla di gommapiuma (e per fortuna!) era pronto a raggiungere il suo obiettivo: superare la barriera (che era il divano) e segnare il goal proprio sotto alla sedia. Contemporaneamente, faceva la telecronaca dell'evento, come fosse una voce esterna che narrava tutti i suoi gesti fino a dire "goallll! Alex Del Piero ha segnato il goal!". Questa sua seconda strategia serviva chiaramente ad automotivarsi, a caricarsi. E pensate, diceva di aver fatto goal anche quando non era vero.
Certo, Alex non stava facendo un normale allenamento ma un allenamento speciale: quello mentale. Nei prossimi post vi svelerò alcuni segreti di questa forma di allenamento, intanto Buon Carnevale! ... chissà! forse qualcuno si vestirà da Alex Del Piero!

sabato 17 febbraio 2007

Tought day? Think positive!


un esempio visivo di pensiero positivo!
p.s.: Vi ringrazio di cuore per tutte le splendide mail che mi inviate! Auguro a tutti un sereno sabato! Solidea

venerdì 16 febbraio 2007

etica emozionale



Mi piace definirla così: etica emozionale! Nello sport coaching, facciamo riferimento al Mental Training, cioè allenamento mentale per gestire gli stati d'animo. Le emozioni sono l'essenza della nostra vita, senza saremo tutti dei bicchieri vuoti... le emozioni ci fanno vibrare, ci danno la carica, possono farci toccare la felicità o... possono limitarci! Si! perchè tutti sappiamo che ci sono emozioni positive ed emozioni negative. Chissà poi, per quale strano mistero, tutti ricordiamo solo quelle negative...

Non siamo immuni dalle emozioni, mai: ci emozioniamo davanti ad un film, sorridiamo davanti ad una scena comica e, per entrare nel campo da gioco, esultiamo quando la nostra squadra segna un goal, saltiamo ad un metro da terra (che se ce lo chiedessero fuori dal quel contesto e momento, non ne saremo capaci!)...

Gli Istruttori/allenatori, sanno anche però, che, durante una partita, si sperimentano stati d'animo improduttivi. Quando? Quando riprendiamo in modo scorretto, per la foga del momento, i nostri allievi, quando utilizziamo la nostra gestualità per una comunicazione negativa (pugni alla panchina, calci al primo pallone che ci capita davanti) e quando rivolgiamo frasi pesanti all'avversario o all'arbitro.

Cosa ci succede in quel preciso momento? Non sembriamo più noi, siamo capaci di qualunque gesto, siamo trasformati... abbiamo perso il controllo delle nostre emozioni! Siamo come l'immagine che vedi in alto a sinistra: preoccupati, arrabbiati, delusi, disperati, confusi.

Quale vantaggio ne ricaviamo? E' davvero difficile trovarne uno!



Come possiamo gestire le nostre emozioni?

Ecco i punti salienti:

1. sapere che il controllo emozionale è sotto il nostro potere: possiamo dirigere la nostra mente.

2. fare un elenco delle emozioni che si provano durante una partita. Quali sono? Sono più le negative o le positive?

3. scegliere di cambiare! Significa decidere di abbandonare modelli di comportamento e emozioni che ci limitano. Fai attenzione, non basta dire "da adesso cambio!". Ci vuole consapevolezza, sicurezza, voglia e motivazione per affrontare un cambiamento.

4. Trova le motivazioni per cui dovresti cambiare. Per farlo, poniti questa domanda: a cosa vado incontro se non modifico questi stati d'animo? Prova a pensare a come ti vede il tuo gruppo, a quali messaggi gli trasmetti, e questo è molto importante! Cosa vogliamo insegnare ai nostri atleti, quale esempio vogliamo fornire? L'allenatore è un leader, e il leader è quello che dà l'esempio, non che fa l'eroe...

giovedì 15 febbraio 2007

Team work



Uno dei miei argomenti preferiti, in materia di comunicazione, è il team work (lavoro di squadra). Soprattutto in ambito sportivo, mi son trovata ad "insegnare" le regole per gestire e motivare un gruppo. Mi sono sempre sorpresa di come gli allenatori, nell'educare i ragazzi al calcio, pongano sempre l'accento sul fatto che una partita è un "lavoro di squadra". Quindi, e giustamente, al ragazzo che tende ad una prestazione individuale, egocentrica, si ricorda che i giocatori sono 11. Tutti devono contribuire e la regola prevalente è aiutarsi, "fare squadra". Principi giustissimi, più che validi.
In un recente corso, un allenatore mi ha detto: ho un gruppo affiatato però ci sono 2 ragazzi con una personalità ingestibile, sbagliata, che vanificano sempre il lavoro fatto con gli altri. La prima regola del team work, cioè fare squadra, vale anche per allenatore. Sappiamo che le conoscenze e competenze sportive (tecnica, tattica, ecc.) da sole non bastano per gestire un gruppo. L'allenatore deve saper comunicare, motivare, coinvolgere il gruppo che guida. Se è vero che l'allenatore è un leader è vero anche che deve conoscere la modalità di formazione e valorizzazione, prima, del singolo individuo, e poi, del gruppo/squadra.
Ognuno di noi ha una sua personalità che, senza entrare nella definizione tecnica, si riassume con: ognuno di noi ha un suo unico modo di reagire alle diverse situazioni ambientali. Tra queste anche la forma di comunicazione verbale, para verbale e non verbale dell'allenatore.
L'istruttore, nel guidare un gruppo, dà e riceve una continua serie di comunicazioni, che sono in continua evoluzione e non si fermano mai, anzi si autoalimentano.
Morale della favola: dal gruppo non va escluso nessuno; è necessaria una comunicazione flessibile, gestita di volta in volta a seconda della personalità che ci si presenta.