mercoledì 28 febbraio 2007

post 2: il coach sportivo all'interno della società


All'interno di una società sportiva, come coach sportivo, lavoro a stretto contatto con l'allenatore ed i giocatori, di qualsiasi categoria e fascia d'età. In questo caso, potete capire come la figura del coach sportivo sia inserita nel "campo" e non nello staff medico. Ci sono infatti differenze sostanziali tra il psicopedagogista, psicologo dello sport ed il coach sportivo. In primo luogo, non mi occupo di patologie o disturbi che devono essere curati con la medicina, la competenza, in questi casi, è delle prime due figure. Il coaching è un processo motivazionale, non una terapia.
Mental training, focalizzazione su obiettivi, miglioramento della performance, identificazione dei valori, sono punti centrali che affronto con i giocatori. Ogni intervento varia comunque in base ai singoli soggetti ed alla loro età.
Con l'allenatore si crea un rapporto stretto di collaborazione, ognuno nel proprio ambito di competenza. Agli allenatori fornisco anche stimoli per una comunicazione di qualità con i loro allievi. E qui facciamo riferimento alla comunicazione interpersonale, cioè alla comunicazione tra più interlocutori.
"Coach", in inglese significa "carrozza", ed ecco svelta la mia funzione: fare da "mezzo" per raggiungere i risultati desiderati, per trasportare da uno stato presente (iniziale) a quello futuro (desiderato).
Nei prossimi post troverete altre informazioni importanti su come lavoro, sulla Pnl e su come è una mia giornata tipo.
Se avete curiosità, suggerimenti, domande e idee, contattatemi... sarò felice di rispondervi!

martedì 27 febbraio 2007

post 1: chi è il coach sportivo


Cari lettori, dalle tante mail ricevute, è emersa una sana curiosità sul ruolo del coach sportivo in ambito calcistico. E' per questo che cercherò di fornire alcune indicazioni in più con vari post.
Il coach sportivo, a supporto delle società sportive in genere, è nato dagli anni '70. Allora, viene da chiedersi: come mai non ne abbiamo mai sentito parlare? La risposta è abbastanza semplice: questa figura si è tenuta sempre nascosta, per una società sportiva era quasi un segreto avere qualcuno che provvedesse alla preparazione mentale degli sportivi. Oggi, per fortuna, non è più così, ed anche in Italia, si è capito quanto sia determinante la preparazione mentale nella prestazione sportiva.
L'allenamento del sistema mente-corpo, emozioni dell'atleta, viene definito Mental Training. La British Psychological Society, nel 2004, ha condotto una ricerca volta a definire l'incidenza della preparazione mentale nelle prestazioni sportive. Il risultato? Una buona preparazione mentale contribuisce ad elevare la performance fino al 57%.

lunedì 26 febbraio 2007

come capire il grado di comunicazione


Nel post del 23 febbraio, abbiamo affrontato il tema di "ascoltare... ma cosa?". Se non l'hai ancora letto, ti consiglio di farlo, così potrai seguire con più facilità questo post.

Ritorniamo all'esempio fatto: un nostro ragazzo ci dice "Mister, questa partita la perderemo". Con questa affermazione, il ragazzo può voler comunicare (ecco i 4 gradi) il fatto in sè, un significato (è la nostra squadra che perderà la partita), le emozioni (ho paura di giocare), o la sua intenzione (non voglio giocare).

Certo è, che dobbiamo capire la sua comunicazione e comprendere il messaggio sulla base non di una nostra libera interpretazione ma sul senso attribuito dal ragazzo a quel messaggio.

Ascoltare e capire, significa allora cercare di entrare in empatia con il ragazzo. Lo possiamo fare domandando, per esempio, hai detto...? ho capito bene? perchè? come? Cosa significa per te perdere una partita? come ti fa sentire questa situazione? Mi sembra che tu ti senta impaurito... perplesso... Cosa vuoi che accada? come posso aiutarti in questa situazione?

Con queste domande, che certamente devono essere sincere, volte cioè a voler capire veramente il messaggio del ragazzo, riusciremo a comprendere e definire ciò che il ragazzo vuole ottenere. Forse voleva ottenere un maggior dialogo, forse voleva sentirsi confortato, forse voleva attenzione.
Vi auguro una settimana emozionante!

domenica 25 febbraio 2007

buona domenica!


Auguro a tutti una domenica positiva e... divertitevi!

sabato 24 febbraio 2007

Real Marcianise: la strategia


Cari lettori del blog, avrete notato sicuramente dal post "questione anche di dirigenti" il "caso" Real Marcianise. Mi sono arrivate tante e-mail che mi sostengono ad attivarmi in questa avventura, anche per la curiosità di sapere come lavoro. Bene! Ho anche promesso ai tifosi del Real il mio aiuto pubblico da coach sportivo.
Ragazzi!!! io sono pronta! L'ultimo post di Gialloverde mi sollecita sul tempo... beh! la rapidità d'azione è il mio forte! Durante la notte, con la mia agenzia, abbiamo studiato una soluzione, un percorso che può portare a dei risultati. La strategia c'è! Sostanzialmente, quello che propongo è iniziare un percorso di personal coach, e non essendo io a Marcianise è un percorso che vorrei fare proprio con voi tifosi. Ma siete pronti a tutto? E' un compito estremamente importante quello che ci stiamo assumendo e vi ricordo che la strategia è pubblica, dobbiamo essere bravissimi e dare un esempio positivo! Senza il vostro aiuto in questa fase non posso far niente, quindi conto su di voi. All'interno di questo post, nei commenti, vi indicherò la strategia... a voi la palla!

venerdì 23 febbraio 2007

ascoltare... ma cosa?


Se vogliamo instaurare una comunicazione efficace con i nostri interlocutori, abbiamo capito che bisogna prestare più attenzione nell'ascoltare che non nel parlare. La funzione primaria dell'ascolto è quella di ricevere un feedback, di avere una chiara conoscenza dell'altro. Per un allenatore, l'altro è ovviamente il suo gruppo, la sua squadra.
Ma cosa dobbiamo ascoltare? Semplicemente le parole che ci vengono dette? No! Sarebbe riduttivo ed il processo di comunicazione sarebbe vanificato. Premesso che ognuno di noi comunica con 3 livelli, il verbale, il para verbale ed il non verbale, nel momento in cui viene detta una frase (o parola) si toccano 4 gradi di comunicazione: 1. si comunica dei FATTI; 2. si comunica dei SIGNIFICATI; 3. si comunicano EMOZIONI o stati d'animo; 4. si comunica delle INTENZIONI.
Facciamo un esempio concreto ed anche estremo. Siete un allenatore ed un vostro ragazzo vi dice: "Mister, questa partita la perderemo". A secondo del modo in cui viene comunicata questa frase può significare: 1. il fatto in sé, il dato; 2. è la nostra squadra che perderà la partita; 3. paura; 4. aiuto! non voglio giocare.
A questo punto, cosa è importante fare? Capire quale significato e quale comunicazione indiretta il ragazzo vuol farci passare. Abbiamo infatti visto che i 4 gradi di comunicazione sono tra di loro diversi, e capito il grado utilizzato dal ragazzo dovremo dare la giusta risposta.
Nei prossimi post vedremo insieme come capire il livello/grado utilizzato dall'interlocutore.
Vi auguro una giornata di "ascolto attivo"!

giovedì 22 febbraio 2007

ascoltare


Molti di noi, sono portati a parlare, parlare, parlare... per farsi capire, per essere protagonisti, per essere presenti. Eppure, la regola per una comunicazione efficace è: ascoltare. Se non conosciamo l'altro, il nostro interlocutore, la sua modalità di pensiero e di interpretazione degli eventi, come possiamo pensare di essere capiti? Facciamo un esempio: mi trovo al bar per un caffè. Vedo una persona interessante e inizio un dialogo: mi chiamo..., sono..., mi interesso di..., abito... ecc. ecc. Continuo a parlare per far sì che questa persona in poco tempo mi conosca, mi capisca... Ad un certo punto, mi dice: sorry, I speak English! ... ...
In cosa ho sbagliato? Non ho ascoltato. E questo è un grave gap, perchè mi sono precluso la strada del dialogo empatico, dove ci si mette in sintonia, dove si condivide il messaggio.
Uno dei problemi maggiori, è quando si pensa di sapere già la risposta, quindi c'è un rifiuto a priori dell'ascolto. Mi è capitato di sentir dire ad un allenatore: "ma che vuoi parlare con quel ragazzo... è fatto così! non gli interessa il calcio..."
Ma siamo proprio sicuri che le risposte su gli altri le abbiamo noi?
Nel post di domani vedremo cosa c'è da ascoltare del nostro interlocutore.